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Agri-Business. E la politica tace. PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Lucarini   
Domenica 18 Luglio 2010 16:08

Il settore agricolo della nostra provincia sta subendo, da un anno a questa parte, profondi mutamenti e “strani” passaggi di testimone alla guida del Consorzio Agrario che, in una situazione normale, non lascerebbero indifferenti (almeno non chi è abituato alla “protesta a prescindere”), come invece purtroppo sta avvenendo.

 

 

Nel silenzio delle istituzioni locali e della associazioni di categoria, proviamo noi, piccolo gruppo di minoranza di un comune a forte connotazione agricola, a sollevare l’attenzione su quanto sta accadendo, sia perché nel nostro territorio è rimasta una delle poche agenzie del Consorzio Agrario, sia perché siamo coerenti con l’impegno preso in campagna elettorale per l’agricoltura e gli agricoltori.

 

 

Nel novembre del 2009, il Consorzio Agrario di Pesaro Urbino (ormai in profonda crisi finanziaria) viene ceduto al Consorzio di Siena.

I toscani arrivano, armi e bagagli e si insediano nelle strutture pesaresi con i loro manager e il loro profilo aziendale e dopo una prima giustificata preoccupazione tra i dipendenti del Consorzio per la chiusura di alcuni punti vendita della provincia, sembrava che il nuovo corso potesse prendere finalmente piede, tant’è che i nuovi responsabili del Consorzio di Siena tennero diverse assemblee con gli agricoltori spiegando la loro storia, il loro metodo di lavoro, le loro proposte commerciali.

 

 

 

Lo scorso giugno, a soli 8 mesi di distanza da quell’operazione commerciale, tra lo stupore di molti,  Siena vende (non si sa quanto spontaneamente) il Consorzio di Pesaro (appena acquistato) a quello di Forlì-Cesena senza nessuna motivazione apparente e quindi a Pesaro arrivano i “nuovi titolari” ricominciando daccapo la trattativa con i dipendenti e quella con gli agricoltori.

La discesa degli emiliani nelle Marche non si è fermata alla nostra Provincia, poiché il Consorzio di Forlì – Cesena, nel frattempo, ha acquisito anche quello di Ascoli (anch’esso in crisi).

 

Caso strano, negli stessi giorni, la Coldiretti esce dal Consorzio di Forlì sbattendo la porta, non condividendo più la politica industriale dell’associazione.

 

 

Non potendo dimostrare alcun tipo di strano meccanismo politico-finanziario che ha mosso tutta la vicenda, possiamo però affermare che questi “passaggi di mano”, queste bizzarre “strategie” di mercato non hanno nulla a che vedere con l’agricoltura e con gli agricoltori, che di tutto hanno bisogno fuorchè essere spettatori passivi di interessi economici.

Così come il personale dell’ex Consorzio di Pesaro, palleggiato ogni anno da una proprietà all’altra.

 

 

Tutto questo avviene nel silenzio delle istituzioni politiche locali e delle associazioni di categoria e sindacali che, inspiegabilmente, non hanno mosso un dito.

E’ proprio questo che genera più di un fondato sospetto.

 
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